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    I minifacchini fanno volare la Macchina.



    In 250 portano saldamente alla meta il loro piccolo “campanile che cammina”. Passaggio trionfale di “Archi lucenti” in un centro storico incantato.

    VITERBO02.09.2010
    “Archi lucenti” infiamma la gente Alcuni momenti del trionfale trasporto della Minimacchina del centro storico, col “sollevate e fermi” del sindaco Marini Foto Walter Selva

    ( nm ) Una Macchina benedetta. Piccola, ma luminosa: di quella luminosità che è, insieme, esteriore ed intima. Perchè i facchini, anche se in erba, hanno uno slancio, una fede, una passione che, per intensità, non ha nulla da invidiare a quella dei “grandi”. Non è un caso che, ormai da anni, la piccola Macchina del Centro storico sia, per il più grande campanile che cammina - quello che trionfa il 3 settembre -, una vera fucina. Non si contano i facchini della Macchina che, in passato, non abbiano militato tra le file dei facchini in erba del Centro storico. E’ anche per questo che, a Viterbo, c’è tanto afflusso di persone (oltre diecimila) al passaggio della Macchina del Centro storico. Un Centro storico che, al campanile che cammina in miniatura, offre un ricchissimo “serbatoio”: 250 i bambini che, a vario titolo, vengono coinvolti nel trasporto. Ieri sera, ancora una volta, si è potuto apprezzare il grande lavoro del presidente del Comitato Centro storico,Alfredo Fazio, e dei suoi splendidi collaboratori. La Macchina, la nuova “Archi lucenti”, ha compiuto, partendo puntualissima, un percorso lungo e complesso, quasi a penetrare nella parte più intima della città e ad “aprirla”. Aprirla, senza riserve, all'entusiamo, alla partecipazione, all’ammirazione. Da piazza Dante a via Mazzini (in senso inverso al traffico), da via della Verità a via dell’Orologio vecchio, da piazza delle Erbe a via Saffi, a via Fontanella di Sant'Angelo, via Cavour, piazza del Plebiscito, via Roma, corso Italia, piazza Verdi, via Santa Rosa, via Casa di Santa Rosa e, di nuovo, via Mazzini e piazza Dante, è stato un trasporto perentorio, elegante, sofferto il giusto e, soprattutto, è stato un cammino di fede. Questo, ancora una volta, va sottolineato. C’è, nei piccoli facchini, un aspetto devozionale che incanta. Ormai, anche per questa piccola-grande Macchina, c’è un anno di attività - di preparativi, di lavori - che le ruota intorno. Il successo che, anche ieri sera, le è stato tributato, appare tanto largo e palese, quanto meritato. Hanno pianto e si sono commossi i familiari. E, a tributare ai minifacchini un abbraccio non solo ideale, ma concreto, fatto di carne, di sangue, di passione, è stata la tanta gente che, amando Santa Rosa, capisce quanto, al culto della patrona, abbiano fatto e facciano i più piccoli. Più vicini a lei, per età, per freschezza di visione. Rosa, certamente, condividerà i segreti, i misteri, la dolcezza, l’intensità, la purezza di un’età incontaminata che, nel Trecento come adesso, è la vera risorsa dell’umanità. Un'umanità che vive, che soffre, che spera. E che cresce
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