“Archi lucenti” infiamma la gente Alcuni momenti del trionfale trasporto della Minimacchina del centro storico, col “sollevate e fermi” del sindaco Marini Foto Walter Selva( nm ) Una Macchina benedetta. Piccola, ma luminosa: di quella luminosità che è, insieme, esteriore ed intima. Perchè i facchini, anche se in erba, hanno uno slancio, una fede, una passione che, per intensità, non ha nulla da invidiare a quella dei “grandi”. Non è un caso che, ormai da anni, la piccola Macchina del Centro storico sia, per il più grande campanile che cammina - quello che trionfa il 3 settembre -, una vera fucina. Non si contano i facchini della Macchina che, in passato, non abbiano militato tra le file dei facchini in erba del Centro storico. E’ anche per questo che, a Viterbo, c’è tanto afflusso di persone (oltre diecimila) al passaggio della Macchina del Centro storico. Un Centro storico che, al campanile che cammina in miniatura, offre un ricchissimo “serbatoio”: 250 i bambini che, a vario titolo, vengono coinvolti nel trasporto. Ieri sera, ancora una volta, si è potuto apprezzare il grande lavoro del presidente del Comitato Centro storico,Alfredo Fazio, e dei suoi splendidi collaboratori. La Macchina, la nuova “Archi lucenti”, ha compiuto, partendo puntualissima, un percorso lungo e complesso, quasi a penetrare nella parte più intima della città e ad “aprirla”. Aprirla, senza riserve, all'entusiamo, alla partecipazione, all’ammirazione. Da piazza Dante a via Mazzini (in senso inverso al traffico), da via della Verità a via dell’Orologio vecchio, da piazza delle Erbe a via Saffi, a via Fontanella di Sant'Angelo, via Cavour, piazza del Plebiscito, via Roma, corso Italia, piazza Verdi, via Santa Rosa, via Casa di Santa Rosa e, di nuovo, via Mazzini e piazza Dante, è stato un trasporto perentorio, elegante, sofferto il giusto e, soprattutto, è stato un cammino di fede. Questo, ancora una volta, va sottolineato. C’è, nei piccoli facchini, un aspetto devozionale che incanta. Ormai, anche per questa piccola-grande Macchina, c’è un anno di attività - di preparativi, di lavori - che le ruota intorno. Il successo che, anche ieri sera, le è stato tributato, appare tanto largo e palese, quanto meritato. Hanno pianto e si sono commossi i familiari. E, a tributare ai minifacchini un abbraccio non solo ideale, ma concreto, fatto di carne, di sangue, di passione, è stata la tanta gente che, amando Santa Rosa, capisce quanto, al culto della patrona, abbiano fatto e facciano i più piccoli. Più vicini a lei, per età, per freschezza di visione. Rosa, certamente, condividerà i segreti, i misteri, la dolcezza, l’intensità, la purezza di un’età incontaminata che, nel Trecento come adesso, è la vera risorsa dell’umanità. Un'umanità che vive, che soffre, che spera. E che cresce